L’Iran di Ahmadinejad, la perenne tensione con l’Occidente e le speranze del
movimento verde nato dalle proteste seguite alle ultime elezioni
presidenziali.
Questi i temi principali dell’incontro “Iran: la rivoluzione che verrà”, che si è svolto al teatro comunale di Ferrara nell’ambito del festival di Internazionale. Il dibattito, moderato da Paolo Conti del Corriere della Sera, ha visto la partecipazione di Masoud Behnoud, figura storica del giornalismo iraniano, fondatore di ben 35 testate unite dallo stesso destino: chiuse dal governo per aver “diffamato” le autorità.
Per Masoud, la novità del movimento verde è aver offerto agli iraniani,
abituati dai vari regimi a fondare la propria identità sul nazionalismo,
nuovi obiettivi: libertà e dignità.
Gli stessi concetti usati per sintetizzare le aspirazioni delle donne del movimento verde dalla regista iraniana Firouzeh Khosrovani, il cui recente Rough Cut descrive la simbolica vicenda dei manichini progressivamente spogliati degli attributi femminili
da una censura che vorrebbe negarli anche alle donne in carne e ossa.
Tra gli ospiti anche il documentarista ceco Petr Lom, che al festival di Ferrara
ha presentato in anteprima per l’Italia la sua ultima opera, Letters to the
president.
Lom, che ha trascorso cinque mesi in Iran seguendo il presidente
Mahmoud Ahmadinejad nelle sue visite nelle aree più arretrate del paese, ha
parlato della difficoltà di superare la censura e la propaganda del governo,
ma anche di far comprendere la sua scelta di obiettività a un pubblico
occidentale abituato alla demonizzazione del “nemico” iraniano. – Gabriele Crescente
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